Archivio mensile:Dicembre 2015

Clozapina efficace anche nelle psicosi resistenti

Secondo uno studio pubblicato sull’American Journal of Psychiatry, la clozapina riduce i sintomi nei pazienti schizofrenici che non ricevono benefici dal trattamento con altri antipsicotici. 

 

Le conclusioni sono state estratte da un’analisi dei dati Medicaid, il programma federale sanitario degli Stati Uniti che fornisce aiuti agli individui e alle famiglie a basso reddito, su più di 6.200 pazienti con schizofrenia resistente al trattamento (i dati facevano riferimento al periodo compreso tra il 2001 e il 2009).

I farmaci antipsicotici alleviano i sintomi nella maggior parte delle persone affette da schizofrenia, ma fino al 30 per cento dei pazienti non rispondono in maniera adeguata al trattamento standard. La clozapina, l’unico farmaco approvato dall’FDA per la schizofrenia resistente al trattamento, è spesso considerato un farmaco di ultima istanza, secondo i ricercatori.

Anche se già diversi studi clinici hanno indicato che la clozapina è efficace contro la schizofrenia resistente al trattamento, questo studio è quello di maggiori dimensioni ad aver confrontato la clozapina e gli antipsicotici standard nel contesto clinico reale. Nello studio i pazienti che assumevano clozapina presentavano un minor numero di ricoveri e avevano meno probabilità di aver bisogno di antipsicotici supplementari. Inoltre, presentavano una minore propensione all’interruzione del trattamento.

“Questi risultati forniscono ai medici una linea guida importante su come aiutare un gruppo estremamente vulnerabile di persone” ha affermato l’autore dello studio Scott Stroup, professore di psichiatria presso il Columbia University Medical Center di New York City.

“Aiutando le persone affette da schizofrenia resistente al trattamento a ottenere prima un trattamento efficace, ci si può aspettare risultati migliori”, ha aggiunto Stroup.
Secondo i ricercatori una delle ragioni per cui esiste una certa riluttanza alla prescrizione della clozapina è il fatto che questa sia collegata a un aumento del rischio di agranulocitosi, una condizione che può rendere le persone maggiormente suscettibili alle infezioni.

“Uno dei fattori che scoraggiano i pazienti dal ricorrere al trattamento con clozapina è l’agranulocitosi, che richiede un monitoraggio regolare del sangue”, ha sottolineato Stroup.

Con riferimento ai risultati dello studio, ha rivelato che ” in realtà non si riscontra alcuna evidenza in tal senso. Esiste un sistema molto efficace per fare in modo che l’agranulocitosi sia colta in anticipo”.
Secondo gli autori, inoltre, l’uso di clozapina è associato a un significativo aumento dell’incidenza di diabete mellito (2,8% per la clozapina vs 1,4% per antipsicotico standard; hazard ratio = 1,63, 95% CI = 0,98-2,70), iperlipidemia (12,9% per la clozapina vs 8,5% per antipsicotici standard ; hazard ratio = 1,40, 95% CI = 1,09-1,78) e ostruzione intestinale (0,9% per la clozapina vs 0,3% per antipsicotico standard; hazard ratio = 2,50, 95% CI = 0,97-6,44).

Fonte: AIFA